LA QUARTA PARETE
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Samuel Akunis, regista greco scappato alla dittatura, ha un sogno folle: mettere in scena l'Antigone di Anouilh tra le strade di Beirut, straziate dai combattimenti. Per farlo, bisognerà patteggiare una tregua per rubare due ore alla guerra. Gli attori saranno scelti da ciascuna delle fazioni, Antigone sarà palestinese e sunnita, Emone, il suo fidanzato, un druso e Creonte, re di Tebe, un cristiano maronita, la rappresentazione avverrà sulla linea di confine e le macerie comporranno la scenografia. «Immaginava le comunità entrare in quel teatro d'ombre dai due lati davanti. Le vedeva con le sedie pieghevoli, i cuscini, le bottiglie d'acqua, i pistacchi. Tutti insieme, riuniti. Due ore di una sera d'autunno. Con i combattenti, i calci in su per il tempo di un atto», se la guerra è una pazzia, sostiene, anche la pace deve esserlo. Ormai troppo malato, Samuel chiede di portare a termine il suo progetto a Georges, un amico che per lui è come un fratello e che, del resto, condivide la sua passione per il teatro. Georges sa che non può tirarsi indietro e nel febbraio del 1982 lascia la moglie e la figlia e parte per il Libano. Qui, lui che nella sua vita aveva conosciuto solo gli scontri parigini del '68 si trova a muoversi impreparato in un paese in guerra, tra cecchini e posti di blocco, conosce la violenza, la paura. Finché con il massacro dei campi profughi di Sabra e Chatila anche Georges avrà la sua parte nella tragedia. E niente sarà più come prima.